Dossier inglese svela che la Cina e Huawei avrebbero orchestrato una “campagna occulta per favorire l’ascesa di deputati inglesi utili idioti”

In UK non sembrano esserci riusciti, anche grazie all’imperterrito quanto vigile Boris Johnson ed ai tutori della famiglia Reale nonché grazie all’efficienza degli apparati di sicurezza governativa. Viceversa in Italia ed in diversi stati europei, considerato lo scarso valore professionale della classe politica, il piano potrebbe essere già passato con successo.

In tale ottica, ovvero favorire la decadenza culturale ed intellettuale di una società per renderla permeabile alla propaganda di stato cinese, ci si chiede, se in Italia, visto lo scarsissimo valore qualitativo dei politici, probabilmente l’operazione potrebbe aver avuto un esito molto più che soddisfacente. Specie se la si pone come periodo di nascita, a cavallo tra il crollo del muro di Berlino e la nascita della seconda repubblica.

Il dossier di un ex dipendente dell’M16 chiama in causa diretta la Cina e Huawei di condurre una “campagna segreta” per colpire i deputati e trasformarli in “utili idioti”.

Il rapporto è stato finanziato dal produttore cinematografico statunitense Andrew Duncan che ha assunto Christopher Steele e la sua società Orbis Business Intelligence per aiutarlo.

Si dice che il rapporto, sia chiamato “China Capture Elite” ed affermi che sono state istituite stazioni radio false, con sede all’estero, e figure senior invitate a discussioni e interviste con lo scopo di incoraggiarle a sostenere Huawei e persino a far parte del suo consiglio.

Si presume inoltre che i social media siano stati utilizzati per cercare di manipolare le opinioni delle persone sull’argomento.

Il dossier nomina diversi individui di spicco che ha affermato di essere stato preso di mira nell’ambito della campagna pro-Huawei, affermando che l’obiettivo era quello di renderli “utili idioti” cinesi.

Huawei ha negato le accuse ieri sera, affermando che “ha confutato queste accuse infondate” che non avevano “nessuna base in effetti”. Fonti hanno affermato di ritenere che la società sia stata vittima di una campagna di propaganda statunitense per tenerla fuori dalla rete 5G in costruzione in Gran Bretagna.

Tra quelli nominati ci sono l’ex parlamentare conservatrice Sarah Wollaston, che in precedenza aveva presieduto il potente comitato di collegamento della Commons.

Disse a The Telegraph di non essere a conoscenza di alcuna campagna segreta, anche perché ammettere il contrario sarebbe stato un autogol clamoroso.

Wollaston ha affermato che l’unico contatto con Huawei che ricordava, era un’offerta fatta tramite un intermediario per sponsorizzare un evento in occasione del 40 ° anniversario del sistema del comitato selezionato. Specificando, tra l’altro di aver rifiutato quell’offerta.

Wollaston ha dichiarato al giornale: “Se hanno cercato di influenzarmi, non sono andati molto lontano.”

Un altro nella lista Lord Clement-Jones, un pari liberale democratico, ha riferito che a suo avviso sarebbe stato inutile prenderlo di mira mentre si siede nel comitato consultivo internazionale di Huawei, per quale motivo, non si sa.

Ha riferito al The Guardian: “Il mio legame con la compagnia è ben noto. Non devono avere programmi radio falsi per raggiungermi per quanto mi riguarda. È tutto molto sconcertante. È tutta una fantasia. Non siamo così facilmente manipolabili”.

Si ritiene che il primo ministro Boris Johnson sia alla base dei piani per rimuovere Huawei da qualsiasi coinvolgimento nella costruzione della rete 5G del Regno Unito entro il 2023.

L’ambasciatore cinese Liu Xiaoming per tutta risposta ha parlato di inevitabili conseguenze qualora il Regno Unito decida di staccare unilaterlamente la spina su Huawei. Con tale affermazione pare che si voglia incidere sull’autonomia decisionale della UK. Probabilmente l’ambasciatore deve aver fatto confusione con l’Italia. L’ambasciatore inoltre, ha ricordato che inoltre si profilerebbero dei danni per la fiduzia degli investitori in UK. Ovviamente sempre curando l’interesse Cinese.

“Stanno tutti guardando a cosa accadrà al 5G in UK”, ha detto. “ricorre inoltre anche un elemento di fiducia, come possono le persone fidarsi di te? Spero che il governo britannico prenderà la decisione nel migliore interesse di tutti, non solo di quello cinese ma anche nell’ottica della cooperazione Regno Unito-Cina e nell’interesse del Regno Unito stesso.”

A leggere l’affermazione sembra essere qualcosa più di un monito, non di certo un linguaggio diplomatico. Ad ogni modo, il Regno Unito pare abbia scelto, mettendo alla porta il 5G cinese ed assumendo posizioni chiare e definite in merito alle vicende di Honk Kong.

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Russia & Cina: storia di un’ alleanza a geometria variabile

“Potete farvi più amici in due mesi mostrando interesse per gli altri di quanti vi riesca di farne in due anni tentando di indurre gli altri ad interessarsi a voi”.

Su questa frase si costruisce tutto il rapporto dell’innaturale quanto curiosa alleanza moderna tra la Russia di Vladimir Putin e la Cina di Xi Jinping, allenza è bene sottolinearlo fortemente voluta da Mr. Obama.

Due popoli e due culture completamente agli antipodi.

Prima di iniziare la riflessione, infatti, occorre ricordare preliminarmente che la Russia di fatto era parte integrante dell’Europa fino al crollo della dinastia degli Zar e che proprio la nobiltà Russa rappresentava un’icona di stile per i “follower” europei.

Lezioni di classe

Nelle stanze del vecchio palazzo d’inverno oggi Hermitage fortemente voluto dalla zarina Elisabetta di Russia, progettato da un italiano, Bartolomeo Rastrelli, giace la collezione d’arte più importante al mondo messa insieme da Caterina la grande, che di capricci se ne intendeva! Pezzi unici pagati fino all’ultimo centesimo, dettaglio non di poco conto, considerato che in Europa a quel tempo c’era la napoleonica usanza di invadere i paesi confinanti per appropriarsene.

Cina e Russia, nel corso della storia, si sono sempre diffidati vicendevolmente specie nel corso delle sporadiche alleanze avvenute casualmente nel corso della storia, come ad esempio quella di San Valentino del 1950.

Stalin e Mao, in quel momento erano entrambi in guerra con Washington e decisero di siglare un accordo di collaborazione unendo le forze sulla guerra di Corea. Non dimentichiamo però che solo pochi anni prima, nel corso della seconda guerra mondiale Mosca e Washington erano alleati contro i tedeschi mentre Washington e Pechino erano alleati contro i kamikaze giapponesi.

Altro curioso aneddoto che ci aiuta a comprendere i rapporti tra due terre a noi così lontane è dato dall’irritazione che provavano i russi quando si recavano presso la sede del Partito Comunista Cinese a Zhongnanhai nella Città Proibita dove nella sala dei congressi i compagni cinesi avevano installato una cartina geografica nella quale il territorio cinese veniva colorato per riempimento dalla trama della bandiera comunista cinese.

Fin qui niente di strano se non fosse che questa bandiera non rispettando i limiti geografici vigenti, sconfinava sul suolo russo ricoprendo proprio i territori contesi.

Un affronto insopportabile per i Russi, ai quali giravano vorticosamente le matriosche al solo pensiero che in quella sala, per giunta, si presentavano anche i leader di altre nazioni che notando lo sfoggio della superbia cinese operata per mezzo della cartina geografica della discordia, non potevano fare a meno come una pettegola dirimpettaia, al rientro, di telefonare a Mosca facendolo notare e gettando così vodka sulla fiamma.

Non sappiamo oggi se quella famosa cartina geografica sia ancora al suo posto ma notando le ambizioni imperialiste cinesi è probabile che ne abbiano fatta installare una più vistosa e dato che il PCC a causa della scarsità di regimi comunisti nel mondo non riceve più molte visite, non sappiamo neanche a chi chiederlo.

Le ambizioni della Cina sulla Russia hanno profonde radici storiche che ritroviamo nell’ Eurasianismo che subito dopo la seconda guerra mondiale si è trasformato in Neo Eurasianesimo.

Vessillo del Movimeno Eurasiatico

Trattasi di un’operazione di guerra psicologica che portò alla nascita di una scuola di pensiero, resa popolare in Russia durante gli anni della guerra fredda per poi manifestarsi fino ai giorni attuali con una certa predominanza.

L’ideologia alla base del movimento è la considerazione della Russia culturalmente più vicina all’Asia che all’Europa occidentale. La nascita della corrente può essere attribuita al supporto che le popolazioni del continente avevano ricevuto in determinate occasioni dai mongoli o più semplicemente sul fatto che circa il 23% del territorio russo appartiene all’Europa, mentre il 77% appartiene all’Asia.

Oggi il Partito Eurasiatico è gestito da Aleksandr Dugin, stravagante filosofo che i media occidentali attribuiscono erroneamente essere vicino al Presidente Putin. Ovviamente non sanno che Putin è solito convocare al Cremlino per confrontarsi tutti i filosofi che esaltino i valori della Patria. Per chi volesse approfondire su queste pagine avevamo già riportato la traduzione dell’intervista a Dugin.

Ma ritorniamo al patto di San Valentino del 1950 e vediamo com’è andato a finire l’accordo siglato dai due partiti comunisti in quel momento storico più potenti al mondo. L’alleanza di San Valentino introdusse nell’immaginario USA una minaccia al mondo libero della portata di un’ecatombe. L’opinione pubblica americane venne talmente traumatizzata che ancora oggi se ne percepiscono i residui.

Tuttavia i leader nordamericani non erano pienamente consapevoli (ora come allora) della fragilità dell’intesa tra PCC di Pechino ed PCUS di Mosca e di quanto sostanziale fosse il risentimento di Mao verso Stalin e poi Krushev. Tantomeno erano a conoscenza del fatto che nell’ottobre 1957 proprio Krushev aveva promesso un prototipo di ordigno atomico ai cinesi in cambio del riconoscimento della leadership sovietica del movimento comunista al termine del programma di aiuti alla Repubblica Poplare Cinese tra il 1959 ed il 1960. Ovviamente stavano mentendo entrambi.

Malgrado il doppio gioco di Mosca in accordo con gli americani per rallentare la Cina, quest’ultima proseguì il proprio programma nucleare ed il 16 ottobre del 1964 testò la sua prima bomba atomica (20 anni dopo la Russia e gli USA) mentre Krushev veniva estromesso dai compagni di partito.

Test atomico cinese del 16.10.1964
Gli USA chiamarono questo test “project 596”

Lo sviluppo nucleare cinese spinse Mosca e Washington nel 1963 a considerare un qualche tipo di intervento nel tentativo di arrestarlo, tanto che nel 1970 il Cremlino contemplò l’ipotesi di effettuare un attacco aereo mirato per distruggere gli impianti nucleari della Cina! Alla faccia dell’amicizia.

Quando Richard Nixon divenne presidente nel 1969, era palese che l’alleanza Sino-Russa era ormai stata svuotata di ogni suo significato. Un pò quello che è accaduto con l’alleanza tra il Partito Comunista Cinese ed il Partito Democratico Americano.

Cambiato il Presidente, il patto si è svuotato di significato. Ecco una delle differenze tra democrazia ed imperialismo: in uno la ruota gira nell’altro no. Notiamo che in Italia pur girando la ruota al governo troviamo sempre i Democratici e questo non ci rende affatto onore mettendoci così al pari della Cina. Per la gioia dei nostalgici di Togliattigrad.

Richard Nixon ed Henry Kissinger

Gli americani già molto spaventati, attraverso il voto chiesero la nomina di Richard Nixon il quale a sua volta spaventato dagli americani nominò Henry Kissinger consigliere alla Sicurezza Nazionale e successivamente Segretario di Stato che programmò abilmente una strategia volta a contrapporre la Russia alla Cina nel perseguimento dell’interesse nazionale americano. Non possiamo escludere che tale idea venne a Kissinger proprio perchè spaventato da Nixon.

Erano gli anni della trasgressione sociale e Kissinger con lavoro sopraffine inventò la diplomazia “triangolare” che venne completamente mandata in fumo da Jimmy Carter che non era esperto di triangoli ma lo era il fratello che lo fece involotariamente silurare grazie alle ammucchiate che faceva con Gheddafi. Onore a Francesco Pazienza.

Carter, sulla base di quanto osservato dal suo consigliere Brezinski, che oggi potremmo collocare nella corrente dei casalini, era un diplomatico che amava le cose “semplici” e nella sua semplicità, appunto, ritenne difficile la gestione della trattativa con Mosca, preferendo più comodo e confortevole tentare un accordo diretto con Pechino.

Questa scelta come abbiamo visto comporterà un terremoto geopolitico e numerose vittime, attuando nel mezzo del conflitto Indocinese il riconoscimento della Repubblica Popolare Cinese con capitale Pechino condannando praticamente all’esilio i nazionalisti cinesi che maledicendo Brezinski dovettero correre a trovare rifugio a Taiwan per non essere fucilati.

Tuttavia Brezinski oltre ad essere buontempone era anche molto fortunato. Tale manovra infatti incrinò talmente tanto i rapporti tra Russia e Cina che quando i primi invasero l’Afghanistan nel dicembre dello stesso anno la Repubblica Popolare Cinese si schierò… contro la Russia! Nuovamente alla faccia dell’amicizia.

A neutralizzare questo colpo di fortuna in successione ci pensò il patriota americano Michail Gorbachev, fino al massacro di piazza Tienamen nel 1989 quando la Repubblica Popolare Cinese venne isolata per poi riavvicinarsi nuovamente grazie all’operosità di una simpatica signora dell’Arkansas, alla quale, evidentemente, da ragazzina non avevano regalato una bambola ma un accendino infatti da grande si è dilettata ad appiccare focolai di guerra nel mondo per poi intervenire immediatamente come pompiera e subito dopo come esattrice, ovviamente sempre affiancata dal fido amico Joe Biden che però sembrava molto più interessato agli hobby da scrivania del marito Bill.

Insomma ad oggi la fisarmonica dei rapporti tra la Cina e la Russia ha smesso di suonare con l’elezione di Trump.

Oggi sentiamo parlare molto dell’amicizia e della leale collaborazione Sino-Russa. Ad ogni trattato che i due leader firmano parte la grancassa mediatica di regime. Per la Russia in realtà sono nient’altro che degli alert lanciati oltreoceano, del tipo “non vi dimenticate di noi” per la Cina invece sono delle vere e proprie minacce del tipo “non vi dimenticherete mai di noi”.

Il sorriso di Pechino

Le dimostrazioni di potere che Xi Jinping non dimentica mai di fare col sorriso, sono dimostrazioni che arrivano fino al Russiagate, boomerang dei democratici probabilmente orchestrato proprio su input di Pechino. Per chi pensa che il Russiagate, chiudendosi con l’assoluzione di Trump non abbia prodotto nessun risultato si sbaglia di grosso.

Pechino è stata così abile da utilizzare una relazione ormai esausta di un partito altrettanto esausto per compiere la profezia di Sun Tzu. Lo conferma il sorriso di Xi Jinping mentre stringe la mano a Vladimir Putin, e Putin che sorride a denti stretti perchè la mano che avrebbe voluto stringere era quella di Donald. Quel Donald compagno di bevute e di serate spassose al cremlino in perfetto stile berlusconiano, uno stile che in Russia è riservato ai veri amici.

Lo stile cinese è più vicino allo stile britannico, celandosi dietro la filosofia ed i falsi sorrisi. Insomma Xi Jinping non è godereccio come Silvio Berlusconi e forse non ama nemmeno la vodka e le belle donne, figurarsi se un russo possa minimamente pensare di ritenerlo un amico!

Fatto sta che i due sono lì, sorridono e firmano contratti di partnership proprio grazie al grande lavoro svolto dai Democratici americani.

Vladimir Putin e Xi Jinping

Il perno dell’equilibrio mondiale oggi è rappresentato dai meccanismi bilaterali di controllo sugli armamenti nucleari, in primo luogo il New Strategic Arms Reduction Treaty tra Russia e USA.

La Cina come al solito non ha sottoscritto accordi e sul nucleare viaggia in modalità autonoma così come ha scelto di fare ad esempio la Francia in Europa.

Una delle particolarità di Pechino che viene ormai accettata come un dogma in occidente è la repulsione alla sottoscrizione di qualsiasi accordo che possa vincolarli in qualche modo, viceversa però imponendo al mondo intero i loro contratti improntati al loro modello di globalizzazione.

I trattati sugli armamenti nucleari sono stati in grado di preservare la pace dal dopoguerra ad oggi ma si reggono su un equilibrio precario e su un principio molto semplice: ogni upgrade di tecnologia militare deve avvenire specularmente per entrambi gli schieramenti.

Non esistono altre opzioni. Questa usanza venne sancita proprio dai ragazzi di via Panisperna che riuscirono – nonostante la personale mancanza di simpatia per i comunisti – ad inviare Bruno Pontecorvo a Mosca tanto più che al suo rientro il povero Bruno per smaltire il viaggio decise di dedicarsi al “sogno americano” e pur non avendo intenzione di mettersi a fare il pasticcere, portò con sé la ricetta della bomba atomica fatta in casa che gli americani faranno poi assaggiare ai giapponesi su Hiroshima e Nagasaki dopo Pearl Harbour.

Ma quanto ci costa il fenomeno della “Cina autonoma”? A giudicare dalle pressanti richieste degli USA ai Paesi Nato di aumentare la spesa per gli armamenti per mantenere il passo con la folle corsa tecnologica cinese sicuramente tanto, circa 250 milioni di euro al giorno e la Russia che sta proprio nel mezzo deve cercare di non perdere i progressi ottenuti ovviamente maledicendo la Cina. Alla faccia dell’amicizia.

Non possiamo tuttavia prentendere la comprensione di fenomeni così complessi ai comitati di accoglienza cinesi a pratica di mare.

In perfetta linea di coerenza con l’unilateralismo sopra descritto, Pechino ha deciso di donare al mondo intero l’utilizzo del 5G che niente ha da invidiare in termini di potenza distruttiva ad una bomba atomica, della quale però stavolta conoscono soltanto loro la tecnologia di comando e di controllo. Un disastro.

Così alla richiesta americana di condividerne il controllo per bilanciare i poteri nello spirito dei trattati nucleari, i cinesi hanno risposto semplicemente alzando il dito medio e premendo sull’acceleratore delle Lobby politiche.

Quindi non meravigliamoci se succedono “cose strane” ultimamente.

Per par condicio ci siamo chiesti semplicemente quali sono le mire espansionistiche della Russia? Quali mercati ha penetrato, quali economie ha compromesso, quali regimi occidentali ha effettivamente manipolato? E siamo andati in fine a cercare il 5G russo scoprendo che non esiste.

Ma quali sono le reali intenzioni di Pechino nell’impiego di questa tecnologia?

Per capirlo prendiamo le dichiarazioni del portavoce ufficiale del ministero degli Esteri cinese Lu Kan rese ad un summit nel 2019 “la Cina ha sempre aderito alla difesa della sua strategia militare, e ha sempre attribuito grande importanza allo sviluppo della difesa per la collaborazione con altri paesi, tra cui ci sono gli USA, ci rendiamo conto che è utile ed è un beneficio la fiducia reciproca per promuovere le relazioni bilaterali e per la stabilità in tutto il mondo”.

Lu Kang ha sottolineato che la Cina e gli USA, come le grandi potenze, hanno una grande influenza nel mondo, e “se tra di loro si forzano ad avere una partnership, hanno la possibilità di ottenere un partner, ma se non sapranno sforzarsi, troveranno un avversario, e allora, senza dubbio, lo avranno“.

Ora cerchiamo di capire qual’è il concetto di Partnership per i Cinesi: il 5G non vogliono condividerlo, non sottoscrivono accordi per il controllo delle armi nuceari, esportano eageratamente più di quanto importano, utilizzano il disavanzo di valuta proveniente dall’export per effettuare massicci acquisti di titoli il debito pubblico degli stati “clienti” per poi ricattarli tramite manovre speculative, non hanno aderito ai protocolli di Kyoto contribuendo massicciamente all’inquinamento globale, effettuano Dumping Commerciale, sfruttano la manodopera in violazione dei diritti umani, non dispongono di un sistema democratico essendo un regime a partito unico, non hanno la benchè minima trasparenza bancaria, nom hanno una magistratura indipendente e così via, verso il sorriso di Pechino.

Sulle nostre tavole o nei nostri negozi abbiamo cercato prodotti russi ma ironia della sorte abbiamo trovato solo quelli cinesi.

Le nostre fabbriche hanno chiuso lasciando una marea di discoccupati delocalizzando in Russia… oppure in Cina? La risposta la conosciamo tutti. C’è da dire che un russo non comprerebbe mai un prodotto italiano fabbricato in russia perchè sarebbe palesemente un falso, cosa ben diversa di quanto accade in Cina dove i brand vengono sistematicamente clonati, industrializzati e distribuiti intossicando i mercati di mezzo mondo.

E’ il classico esempio di gurra commerciale adottato per la prima volta nell’era moderna da un signore la cui stabilità mentale è stata più volte messa in discussione e che decise di invadere la Polonia facendo poi acquistare ai cittadini prodotti spacciati per polacchi ma che in realtà erano fabbricati in Germania. Lo scenario concreto sopra rappresentato è causato in maggior parte dall’effetto delle sanzioni imposte alla Russia e dalle controsanzioni da quest’ultima adottate.

Cosa accadrebbe se l’UE decidesse di revocare le sanzioni alla Russia? Semplice, un risorgimento economico perchè le economie dei paesi della zona euro e quella Russa sono perfettamente complementari. Ciò che manca uno lo ha l’altro e si darebbe vita ad un processo di rinascita economica senza eguali nella storia d’Europa, persino più del commercio dei tulipani olandesi!

Ma se non possiamo aprire il mercato alla Russia perchè la complementarietà da parte loro sarebbe la fornitura di tecnologie hardware, software, e di armamenti, ci chiediamo per quale ragione tale facoltà sia stata lasciata concessa a Pechino che esegue ancora la pena capitale negli stadi da calcio come fosse un evento sportivo ed oggi brandisce il 5G come strumento di controllo globale.

La risposta si trova nel volere dei Democratici USA e del Deep State che non si è sono mai sganciati dalla mentalità della guerra fredda. L’intuizione dei cinesi è stata proprio questa: spingere e fomentare il conflitto USA-Russia per distogliere l’attenzione e realizzare il sacco americano. E ci sono riusciti.

La strategia cinese è stata quella di soffocare gli allarmi dell’intelligence americana sulle operazioni cinesi sul suolo americano con la russofobia.

La Cina ha il secondo budget militare dopo gli Stati Uniti, il più grande esercito, la terza aviazione del mondo e una marina di 300 navi tra cui almeno 60 sommergibili. Ma nel doppio mandato Obama nel mondo dei media e della politica americana tutto questo non conta.

L’FBI lanciò il grido d’allarme rimasto inascoltato definendo Pechino “la minaccia più ampia, più impegnativa e più significativa” nel settore controspionaggio.

Il direttore dell’Intelligence Nazionale al tempo di Obama, Dan Coats che denunciò ripetutamente i tentativi cinesi d’impadronirsi di secreti commerciali e scientifici, affermo che “è tempo di decidere se la Russia sia un vero avversario o un legittimo concorrente”. Le perplessità nei confronti di una politica che continua a privilegiare la paura del vecchio orso russo anziché guardare al nuovo nemico orientale non sono una novità.

L’equilibrio tra la Russia e la Cina è molto sottile ed è dettato solamente da condizioni di circostanza. L’ elemento che ben fa comprendere l’artificialità dell’alleanza quanto la sua fragilità è dato dal fatto che stiamo parlando di due stati profondamente nazionalisti che hanno entrambi la smania del predominio sul globo. Il nazionalismo è così tanto radicato nei due stati dal partito unico che antepongono il valore di Patria alla famiglia, agli affetti ed alla vita stessa.

In Russia un bambino nato nel primi giorni di marzo è stato chiamato dai genitori Covid. Alla domanda del giornalista sulla stravagante scelta, il padre ha risposto che il nome è stato assegnato in onore di un fenomeno che è stato in grado di sottomettere il mondo intero e di piegarlo alla sua volontà.

Figurarsi se il russi abbiano la benchè minima idea di piegarsi ai cinesi, da sempre da loro considerati un popolo dalle usanze strane, a prescindere dal rispetto per la Cina Imperiale.

Possono quindi due stati culturalmente impregnati di nazionalismo essere fedeli alleati? La risposta è senz’altro negativa, e la storia in questo ci è testimone. Se la Germania avesse vinto la seconda guerra mondiale in successione avrebbe provveduto a massacrare prima i giapponesi e poi gli italiani per azzerare ogni possbile forma di minaccia, per dirla in gergo tecnico.

Russia e Cina Continuano a spiarsi vicendevolmente in attesa del giorno in cui, approfittando di una debolezza sistemica degli Stati Uniti uno dei due possa avere il sopravvento. E’ chiaro che i Russi possono trarre un forte vantaggio dalle informazioni carpite ai cinesi.

Proprio per tale ragione la Russia, in chiave anticinese ha supportato la candidatura di Donald Trump.

Si gioiva al Cremlino per il disgelo, per la nascita di un nuovo interlocutore, The Donald, colui il quale è stato incaricato dalla provvidenza in patria al contenimento dello strapotere cinese facendolo rientrare nei confini geograficamente assegnati. Ci hanno pensato di democratici a tutelare gli interessi cinesi riavvicinandoli alla Russia perchè non c’è Cina senza Russia che possa vincere la partita globale.

Ma state tranquilli che la Russia ha ben compreso che l’obiettivo cinese successi o agli americani saranno proprio loro, così come è la Russia è consapevole del fatto di essre in grado di contenere militarmente gli Stati Uniti con i quali gli equilibri sono ben consolidati in un reciproco ricorrersi nella corsa agli armamenti dal 1945 e che sarebbe cosa ben diversa doversi trovare ad affrontare la bestia Cinese che utilizza armi non convenzionali come l’economia travestita da cavallo di troia per arrivare al controllo dell’establishment politico dei Paesi, piegandoli al suo servizio.

Si badi bene che l’impalcatura russa si regge sul sistema di foraggiamento agli oligarchi molti dei quali Kazaki che si stanno affrettando a riconvertire il proprio sistema economico basato solo sull’estrazione di materiale energetico e ben sanno anche loro che non potranno competere con la sopraffine opera di penetrazione cinese lenta ma costante spalleggiata dagli enormi flussi di denaro della Bank of China. I Kazaki diversamente dagli italiani guardano alle future generazioni e mai si sognerebbero di ipotecarlo per commercio.

In questi giorni alla casa bianca si stanno nominando i nuovi ispettori generali che avranno il compito di controllare l’esatto impiego dei fondi stanziati per la crisi da Sars-Cov2, mentre la Bank of China si avvale del controllo di organizzazioni molto poco convenzionali.

All’esplosione del fenomeno “Coronavirus” il sentimento anticinese sta dilagando in Russia che è stata tra le prime nazioni dell’oriente a chiudere ermeticamente i confini con la Cina. Il governo si è ben guardato dal “tentennare” e da esternare dichiarazioni di affetto.

Atteggiamento tipico da alleati? Proprio non si direbbe. I cinesi non hanno una religione perché il partito lo vieta, non hanno un’etica perché il partito lo vieta. Ciòche il partito non vietà è il desiderio di conquistare il Globo replicando il verbo da egli stesso promanato.

I rapporti geopolitici cinesi in chiave di approvvigionameto energetico

La Russia grazie alle sanzioni si è ritrovata costretta a rifornire numerosi segmenti di mercato sui quali ha carenza attraverso i corridoi commerciali cinesi e la Cina ha scoperto che senza la Russia non riesce a soddisfarre il fabbisogno energetico nazionale anche in considerazione delle problematiche in corso sul piano internazionale con l’Iran con il quale la Russia ha rimodulato i rapporti in modo da mantenere stabile il ben più importante rapporto con Israele.

Trump che ricordiamolo è stato eletto grazie al supporto di Israele sul territorio americano, come prima operazione geopolitica ha tentato il disgelo con la Russia. Perché?

Semplice perchè era stato concordato con Israele che mira a depotenziare la Cina in quanto è l’ultimo stato che tiene in vita la moribonda economia Iraniana e che per altro qualora riuscisse in qualche modo ad uscire dal coma, andrebbe ad invadere lo spazio petrolifero sui mercati anche della Russia, alla quale fanno ben comodo le stringenti sanzioni economiche iraniane.

Non dobbiamo dimenticare tra l’altro il gesto di galanteria operato dalla Russia nei confronti degli americani sulla partita della Corea del Nord, ritirandosi e consigliando al leader supremo di eseguire lo storico incontro al 38° parallelo.

Kim Jong Un e Donald Trump

Il rapporto della Russia con la Cina è rinchiuso in questa storia sopra descritta.

Le esercitazioni militari e tutta la propaganda, compresa la de-dollarizzazione.

Figurarsi se qualcuno si sognerebbe mai di acquistare un immobile in una moneta chiamata Renminbi (moneta del popolo) che viene emessa dalla Banca del Popolo della Cina la cui unità monetaria si chiama yuan che si suddivide in jiao e fen, dove uno yuan si divide in 10 jiao Yuan. Meglio investire in ceci toscani.

La Cina è instabile sotto molteplici punti di vista e l’episiodio del “coronavirus” ne è la prova. Qualsiasi stato potrebbe barare sul debito pubblico avendo i bilanci segretati fino al livello del piccolo comune.

Le proiezioni dei potenziali conflitti

L’incertezza e la precarietà della relazione di alleanza sono anche aggravate dall’assenza di fondamenta ideologiche, sufficienti a cementare durevolmente la convergenza della “strana coppia” in contrapposizione agli USA.

I potenziali conflitti esistenti tra Russia e Cina in Asia centrale sono dovuti al fatto che l’intera area si trova al centro del progetto cinese delle vie della seta, mentre la Russia ha interesse a realizzare e ad approfondire un’Unione Economica Eurasiatica.

L’obiettivo dei due progetti è infatti differente e conflittuale: la Cina intende creare nell’area dell’Asia centrale un corridoio logistico-infrastrutturale che la connetta all’Occidente, verso i mercati europei e mediterranei, mentre la Russia intende creare con l’Unione Economica Eurasiatica, uno spazio economico e un mercato comune sui territori dell’ex URSS, al fine di stimolare gli scambi, favorire la mobilità delle persone e ripristinare parte delle relazioni che si erano lacerate dopo il crollo dell’Unione Sovietica.

L’altro motivo di potenziale conflitto di medio-lungo periodo tra la Russia e la Cina è il problema demografico, che spinge Pechino a considerare l’espansione esterna verso la Siberia, come la soluzione più logica della sovrappopolazione cinese, ma che dai russi viene vista come l’incarnazione della ‘minaccia gialla’ il ritorno della maledizione cartina geografica della discordia.

L’emigrazione verso la Siberia è accompagnata dal convincimento, diffuso in Cina, che i lavoratori sinora emigrati debbano essere protetti nel loro diritti e interessi, convincimento che, dal punto di vista della Russia, starebbe ad indicare che le autorità cinesi, non solo si limitano a incentivare l’emigrazione, ma che intendono organizzarla, guidarla e proteggerla.

L’intenzione della Cina di proteggerla, infatti, potrebbe divenire tale da rendere inevitabile l’aggressione militare che al pari delle guerra commerciale con gli Stati Uniti rappresentano elementi non prevedibili portatori di incertezza nei futuri rapporti tra Russia e Cina.

Ma ciò che rende particolarmente incerta la relazione di alleanza tra Russia e Cina è l’inconciliabilità dei loro interessi nel breve periodo, a causa della diversità delle condizioni economiche in cui versano. La Russia ha bisogno di vendere materie prime (in particolare energetiche) ed armi, al fine di alimentare la propria economia; tuttavia, il vero problema di Mosca, al di là delle sanzioni, è costituito dalla necessità di diversificare la propria economia (rimasta in gran parte ferma al periodo sovietico), troppo dipendente dalla rendita delle risorse naturali e dall’esportazione di armi.

Le sanzioni hanno indubbiamente peggiorato la situazione interna della Russia, intimorendo gli investitori occidentali ma questo non significa che, in sostituzione di questi ultimi, sia pronta ad intervenire la Cina.

Se nel 2018 la grande potenza asiatica ha rappresentato il principale acquirente delle esportazioni russe di petrolio e di gas, essa non ha la possibilità di espandere ulteriormente le importazioni energetiche dalla potenza confinante, a causa dei limiti dettati dalle carenze infrastrutturali esistenti fra i due Paesi e su questo stanno reciprocamente collaborando.

Nel 2017, il Celeste Impero ha esportato un volume di merci il cui valore è stato pari al 20% del PIL, mentre gli USA hanno rappresentato il suo principale mercato di assorbimento, acquistando circa il 19% delle sue merci.

La Russia fino a tre anni fa ha acquistato solo il 2% delle esportazioni totali della Cina, non può quindi costituire una valida alternativa ai mercati, soprattutto occidentali, che rappresentano la via sicura per il consolidamento e l’espansione del sistema produttivo cinese.

Inoltre, sempre nel breve periodo, vi è un altro potenziale motivo di inconciliabilità degli interessi russi con quelli cinesi. Come è già stato messo in evidenza, una delle due voci delle esportazione della Russia è quella delle armi in svariati Paesi del mondo.

Questo tipo di esportazioni non può, prima o poi, non collidere con l’interesse della Cina a continuare a realizzare il proprio progetto delle vie della seta, finalizzato ad allargare il mercato di collocamento dei propri prodotti manifatturieri, in condizioni di pace e stabilità politica in tutta l’area del mondo; un obiettivo che le esportazioni russe di armi rendono, se non impossibile, fortemente improbabili.

In conclusione, per tutti questi motivi di medio-lungo e di breve periodo possiamo considerare una “mera illusione”, la possibilità che la relazione di alleanza tra Russia e Cina sia destinata ad approfondirsi e a consolidarsi semplicemente perchè hanno visioni differenti del sistema mondo.

C’è da segnalare però un elemento critico. La Russia è una potenza oppressa a differenza della Cina che trova sempre le porte aperte alle sue merci ed ai suoi servizi, quindi mentre la prima vorrebbe cambiare il sistema la seconda vorrebbe semplicemente infiltrarlo, operando un mero “passaggio di quote” erodendo tranche di mercato USA.

Tutto questo ha una validità fino a quando il 5G non entrerà con prepotenza nella vita di tutti i cittadini del mondo e qualora i cinesi decidano di condividerlo con i russi o molto più probabilmente i russi riusciranno ad appropriarsene saggiamente quando la rete globale sarà ormai estesa.

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5G e Cybercomunismo: radici e proiezioni sul predominio globale

La tecnologia 5G ed il pensiero unico totalitario del Comunismo oggi incarnato nel PCC di Pechino presentano diverse analogie comuni, sembra infatti che tale tecnologia sia stata creata ad immagine e somiglianza di una visione ideologica imperialistica.

La soppressione della libera manifestazione del pensiero ed i radicali sistemi di controllo e repressione del popolo sono sempre stati delle note specialità dell’ideologia comunista. Lo aveva ben compreso George Orwell che aveva semplicemente proiettato quell’ideologia politica al tempo della società digitale, creando una visione, la cui infrastruttura tecnologica oggi si può osservare cristallizzata nel 5G.

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Lo stesso Whatsapp è stato inventato proprio sull’esperienza del comunismo da un ragazzo di Kiev, Jan Koum che in un’intervista a Forbes racconta “Non avevi bisogno di leggere 1984 di Orwell perché lo stavi vivendo».

Il concetto di monopolio della verità e relativo condizionamento delle facoltà mentali in Russia veniva attuato dalla Pravda, che significa Verità, l’unica ammessa dal Partito. La Pravda – ironia della sorte – venne ideata da Lev Trockij come voce libera da contrapporre alla censura degli Zar. Nessun popolano avrebbe mai potuto immaginare che di fatto sarebbe diventata peggio.

Il tema della Pravda oggi è di grande attualità grazie all’istituzione ed al monopolio del Fact-Checking, ovvero portali web di organizzazioni non governative o società private che stabiliscono in maniera gratuita e praticamente netta, il vero dal falso. Una sorta di setta religiosa della verità che stipendia degli operatori per tale mansione.

Il PCUS di Mosca ha avuto l’onere di finanziare e di formare il PCI Italiano al quale ha trasmesso anche i sistemi di controllo sociale, formazione e gestione del potere che ancora oggi sono egregiamente esercitati dai quadri dirigenti del Club Politico che ha inglobato il disciolto PCI e la DC, attraverso la “gestione” sopraffine del settore dell’informazione.

La Pravda in Italia si basa sui “portatori di interessi” ovvero multinazionali, gruppi o famiglie che detengono l’azionariato delle società della galassia dei media e della carta stampata, che legano il fenomeno ideologico al fenomeno economico, facendo rete con i movimenti ed i partiti politici.

Mentre in Italia la Pravda è di gruppi finanziari privati, in Cina è ancora del Partito Comunista Cinese.

Con la disfatta del PCUS sovietico il PCI italiano, non vedendo più un rublo arrivare è dovuto andare alla ricerca del nuovo finanziatore che nell’era del capitalismo non poteva che non essere privato. “The future is private” dice spesso Mark Zuckerberg.

Le Multinazionali che foraggiano la politica, per la precisione sono stati paralleli dotati di propri servizi informativi, propri giornali, proprie reti televisive, proprie banche, proprie braccia operative denominate contraddittoriamente ONG.

Le multinazionali non possono sopravvivere senza entrare in simbiosi con la politica le cui scelte si ripercuotono istantaneamente sugli introiti delle stesse.

L’inganno del nome

Il nome potrebbe trarre in inganno, la quinta generazione delle telecomunicazioni (5G) non è un’evoluzione della quarta (4G) ma si tratta di uno strumento completamente diverso e rivoluzionario.

Riuscirà infatti a trasformare ogni singolo dispositivo il un piccolo ripetitore che dialogherà autonomamente facendo anche da ponte con tutti gli altri ad una velocità duecento volte superiore a quella attuale.

In pratica tutto ciò che contiene una scheda elettronica sarà connesso alla rete 5G: elettrodomestici, smartwatch, automobili, caldaie, frigoriferi, sistemi di sicurezza, server di qualsiasi tipo e così via che diverranno così un sistema di ricetrasmettitori che copriranno ogni angolo di terra abitata dall’uomo.

Quindi la prima analogia tra 5G e PCC è l’interconnessione e l’interattività, ovvero la capacità di ricevere e trasmettere dati ed informazioni ad altri sulla base di esigenze autonome, un pò come avviene tra gli esseri umani. Cosa che con il 4G non era possibile fare perché il “dialogo” avveniva solo tra dispositivo e ripetitore ed al massimo con i dispositivi raggiungibili dal Wi-fi o dal Bluetooth.

La seconda analogia è individuabile nella coscienza. Ovvero dalla proiezione futura dell’utilizzo della tecnologia su scala globale in coerenza con i processi storici che hanno portato alla formazione del pensiero unico di Pechino.

Parliamo del processo di globalizzazione interno subito dalla Cina, oggi unico al mondo nel suo genere. Una sorta di regime totalitario naturalizzato per ragioni storiche. Vediamo perché.

L’eccezione cinese

Gli USA sono un melting pot unificato da poco e che contiene centinaia di lingue e gruppi etnici e la Russia un tempo nulla più che uno staterello slavo attorno a Mosca, passò agli Urali solo nel 1582 inglobando da quella data fino al XIX secolo decine di popoli non slavi, molti dei quali mantengono ancora oggi cultura e tradizioni. L’India, l’Indonesia ed il Brasile sono creazioni (o ri-creazioni nel caso dell’India) politiche recenti che ospitano ripettivamente 850, 670 e 210 lingue.

La grande eccezione è rappresentata dalla Cina, la nazione più popolosa al mondo che oggi appare monolitica dal punto di vista politico, culturale e linguistico. Era già unita nel 221 a.C. ed è rimasta tale per quasi tutti i secoli successivi. Dalla prima apparizione della scrittura, in Cina si è sempre usato un solo sistema, mentre in Europa si sono visti decine di alfabeti. Su un totale di un miliardo e cinquecento milioni di cinesi, più di 800 milioni parlano il mandarino, la lingua che ha di gran lunga il maggior numero di parlanti al mondo, altri trecento milioni utilizzano idiomi così simili tra di loro e al mandarino che la comprensione reciproca è del tipo di quella tra spagnolo ed italiano.

Non solo, la Cina non è un crogiolo di etnie e culture, ma la stessa domanda “come la Cina divenne cinese” sembra assurda; la Cina lo è sempre stata, quasi dall’inizio della sua storia scritta. I cinesi del nord e quelli del sud sono profondamente diversi, molto più della differenza che potrebbe intercorrere ad esempio tra svedesi ed italiani, così come le marcate differenze climatiche.

La quasi unità linguistica della Cina è inaspettata se confrontata alla disomogeneità di altre parti del mondo in cui l’uomo si è insediato da meno tempo. La Nuova Guinea che è grande un decimo della Cina è stata abitata per soli quarantamila anni ed ospita un migliaio di lingue diverse in decine di gruppi dalle differenze assai più marcate di quelle presenti tra le otto famiglie cinesi.

L’Europa occidentale nei 6/8mila anni dall’arrivo degli indoeuropei ha fatto in tempo a trovarsi con una quarantina di lingue tra cui possono esistere differenze notevoli, come tra inglese, finlandese e russo.

La Cina è abitata da almeno cinquemila anni: che cosa è successo alle decina di migliaia di lingue che devono essere sorte sul territorio in tutto questo tempo? La risposta è che la Cina era un coacervo di etnie ma al contrario di molte altre regioni è stata unificata assai presto.

Questo processo di “sinificazione” comportò la drastica omogenizzazione di una vasta area e la ripopolazione del sud est asiatico, ed ebbe importanti ripercussioni sul Giappone, la Corea e forse anche l’India.

Ecco perché la globalizzazione è un expertise cinese e tale resterà.

Gli errori del passato

La storia della Cina è la chiave per comprendere la ratio imperialista del presente che si ripercuote inevitabilmente anche nella concezione e nello sfruttamento delle innovazioni tecnologiche, le origini di questo ardente desiderio di imporsi a livello globale.

Indubbiamente se avesse voluto utilizzare la mentalità britannica, la Cina intorno al 1400 avrebbe potuto conquistare il mondo in un soffio. Ma la storia è fatta di occasioni mancate dovute a visioni limitate del tempo.

Proprio su quelle mancanze e su quelle limitazioni la nomenklatura comunista cinese nell’era contemporanea ha inteso riparare agli errori del passato, progettando l’assalto al globo, in rigoroso silenzio e senza sparare un colpo, utilizzando il vantaggio tecnologico. E non è l’unico stato al mondo impegnato su questo fronte.

Per comprendere di cosa stiamo parlando, vale qui la pena di ricordare la storia dell’imperatore Zhu Di che aveva scelto come nome imperiale “Yongle” che significava gioia durevole e che ordinò la più grande spedizione marittima mai realizzata nel passato, che sarebbe rimasta ineguagliata anche nel futuro.

In soli tre anni riuscì a varare 1.500 giunche molte delle quali giganti di oltre 150 metri fuori tutto, al limite della possibilità cantieristica in legno.

Erano circa nove volte più lunghe delle Caravelle con le quali Colombo circa novant’anni più tardi avrebbe attraversato l’Atlantico. Gli equipaggi numeravano 27.800 uomini, si pensi che l’Armada de Molucca con cui Magellano circumnavigò per primo il globo oltre un secolo dopo (1519-1522) constava di cinque navi e 260 uomini. (ne tornarono a casa solo 18, su una sola nave, la Vittoria).

Ebbene lo scopo della missione non era la conquista militare perché i cinesi considerandosi culturalmente superiori a tutto il mondo, abitanti in un impero allora quasi vuoto nella sua vastità, non erano interessati a stabilire colonie fra i popoli arretrati. Lo scopo era esclusivamente di inaugurare relazioni commerciali e diplomatiche con i “barbari” e condurre ricerche geografico-scientifiche.

Ma i cinesi al tempo arrivarono fino al Mozambico instaurando un traffico di merci impressionante, ovunque ricorressero le condizioni per installare empori di merci cinesi, dalle porcellane alle seterie da scambiare con le spezie e le altre materie prime tropicali. Una rete commerciale che l’imperatore puntava a rendere permanente.

Tutti sappiamo che se ci fosse stato il partito comunista al posto dell’imperatore le cose sarebbero andare diversamente, lo stiamo vedendo con le diverse installazioni militari cinesi nei luoghi strategici come ad esempio è avvenuto a Gibuti piuttosto che sulle isole artificiali nelle acque contese del Mar Cinese Meridionale ed Orientale che di certo non servono per preservare le relazioni commerciali.

Per non parlare del tentativo di far introdurre nel sistema legislativo di Hong Kong una norma volta all’ottenimento da parte di Pechino dell’estradizione per i cittadini dell’Isola, troppo spesso portatori di un pensiero dissidente da quello del regime di Pechino.

Che lingua parla il 5G?

Il 5G parla una lingua comprensibile solo ai Cinesi che ne detengono i codici sorgente, i brevetti i segreti industriali e di condividerlo con il resto del mondo non ci pensano lontanamente. Infatti al di là di qualche proclamo non sono andati.

Quindi immaginate di ascoltare una persona che vi sta parlando ma non esiste a voi un modo conosciuto per tradurre le sue parole, viceversa lui è in grado di carpire ogni vostro singolo gesto.

E’ possibile sapere un cittadino all’opposto del globo se si trovi in piedi o seduto, se stia dormendo… dove si trovi, di cosa stia parlando, se parli male di Pechino ad esempio e così tutto il contenuto delle proprie conversazioni che di fatto contengono il proprio pensiero, le proprie abitudini, le proprie propensioni.

Tutti questi dati una volta contestualizzati sono in grado mediante l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale di elaborare modelli di analisi predittiva.

Stiamo parlando della possibilità di sapere ciò che accadrà, prima che accadrà. Ciò sarà reso possibile anche grazie agli elaboratori quantistici che molto probabilmente sono già in esercizio a Pechino.

Di fatto il 5G così come è impostato, renderà possibile – ai cinesi che ne controllano la tecnologia – di prevenire l’esito di consultazioni elettorali, l’esito delle vendite di un determinato prodotto, il colore dell’autovettura che il soggetto x oppure la massa di soggetti x di quella città andrà ad acquistare e così via.

In pratica il 5G è l’ipoteca sul futuro del mondo democratico nelle mani di una nazione che di democratico non ha praticamente nulla.

Il problema dello sbilanciamento di potere

Ci troviamo innanzi ad un classico esempio di sbilanciamento di poteri che si ripercuote a livello globale, innestando dei fenomeni di frenetica corsa per il riequilibrio che impiega qualsiasi strumento e qualsiasi arma – convenzionale e non – che le menti più raffinate, deputate a tale incombenza arrivino ad elaborare.

Il Presidente Cinese, di fatto è l’unico a possedere la chiave di accensione e spegnimento di questa tecnologia, il segreto industriale la capacità di imporre in che modo gestire l’enorme flusso dati che transiterà sull’infrastruttura tecnologia di Pechino.

Come andrà a finire la partita sul 5G?

In molti oggi hanno dato vita a strane correlazioni tra il 5G ed il Sars-Cov2.

Ovviamente la tecnologia del 5G con il virus Sars-Cov2 come causa scatenante non c’entra assolutamente niente, tuttavia possiamo però prendere in considerazione ed analizzare il fenomeno come causa-effetto.

Stiamo parlando di come i danni causati dalla pandemia andranno ad influire sulla radicalizzazione della tecnologia.

Anzitutto, bisogna porre molta attenzione sull’utilizzo del termine “complottismo” e sulla genesi di questo aggettivo.

Il termine nella sua accezione moderna venne ripreso dal brillante J. Edgar Hoover come arma potente ideologica per mettere a tacere l’opinione pubblica in quanto voci sempre più insistenti lo additavano come possibile mandante dell’assassinio di J.F. Kennedy.

Che gli americani non siano fessi lo abbiamo appurato osservando i filmati delle lunghe file per l’acquisto di armi da fuoco alla notizia che il Sars-Cov2 avrebbe di lì a poco invaso gli USA.

Al secondo emendamento la Costituzione Americana recita “essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una milizia ben organizzata, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non può essere infranto“. Quindi i padri costituenti hanno voluto garantire ai cittadini il diritto al possesso di armi per prevenire un Golpe.

Nessuna forza di polizia o esercito potrebbe fronteggiare 327,2 milioni di cittadini armati.

Gli stessi dubbi che hanno quindi assalito gli americani sull’arrivo del virus, devono aver assalito all’epoca i cittadini americani che si chiedevano come avrebbe mai potuto un uomo solo sebbene ex militare e con problemi psichici piantare un proiettile nel petto dell’uomo più protetto al mondo, per poi essere a sua volta ucciso sotto la custodia della stessa FBI.

In realtà il termine viene da lontano. Il primo a parlarne fù Charles Beard, i cui scritti più noti mettevano fortemente l’accento sul ruolo nefasto delle varie cospirazioni attraverso le quali l’élite ha influenzato la politica statunitense, a profitto di qualcuno e a spese dei più, con degli esempi che, partendo dalla più antica storia degli Stati Uniti giungono fino alla partecipazione alla Prima Guerrra Mondiale.

Evidentemente i ricercatori non hanno mai sostenuto che tutti i più importanti avvenimenti storici avessero delle cause nascoste, ma ammettevano che per qualcuno di essi fosse così, e cercare di indagare su questa possibilità veniva considerato un impegno accademico perfettamente onorevole.

Successivamente Karl Popper, ha presentato obiezioni ampie e molto teoriche alla stessa possibilità che cospirazioni di alto livello possano verificarsi, affermando che sarebbe difficile metterle in opera, tenuto conto della fallibilità degli agenti umani; quel che può sembrare un complotto, è in realtà da attribuirsi all’opera di attori individuali che perseguono obiettivi personali. Più importante ancora, Popper considerava le « credenze complottiste » una malattia sociale estremamente pericolosa, un fattore imprescindibile nell’affermazione del nazismo e di altre ideologie totalitarie mortali.

Strauss, uno dei fondatori del pensiero neo-conservatore moderno, era altrettanto severo nei suoi attacchi contro le analisi complottiste, ma per ragioni opposte. Nel suo modo di vedere le cose, le cospirazioni delle élite sono assolutamente necessarie e vantaggiose, una difesa sociale fondamentale contro l’anarchia o il totalitarismo, ma la loro efficacia dipende evidentemente dalla possibilità di tenerle nascoste agli occhi indiscreti delle masse ignoranti.

Il suo problema, con le « teorie del complotto », non era che fossero necessariamente false, ma piuttosto che potevano essere veritiere e, di conseguenza, la loro diffusione potenzialmente disturbava il buon funzionamento della società.

Dunque, per autodifesa, le élite hanno bisogno di sopprimere attivamente o, almeno, ostacolare le ricerche non autorizzate sulle presunte cospirazioni.

Così, grazie alla combinazione del pensiero di Popper e di Strauss, la tendenza statunitense tradizionale a considerare le cospirazioni delle élite come un fatto reale ma nefasto della nostra società è stata progressivamente stigmatizzata come paranoica o politicamente pericolosa, dando base alla sua esclusione dal discorso rispettabile.

Ora ricordiamo tutti le scene convulse di quei giorni alla fine del 2019 in cui si assiteva allo sfondamento delle porte degli appartamenti dei medici e degli arresti dei medici di Wuhan che su WeChat nell’interesse dello stesso stato cinese ed in aderenza al giuramento prestato si erano permessi di parlare di un pandemia in atto.

Li Wenliang il medico eroe venne arrestato, insieme a sette colleghi, all’inizio del contagio per aver diffuso “voci false”, quando le autorità locali sminuivano il virus. Poi riabilitato dalla Corte suprema poco prima che morisse proprio di Covid19. A Pechino è già un eroe nazionale, simbolo della lotta contro i silenzi del governo.

Teniamo bene in mente questo nome e questa figura perché passata la tempesta sarà il catalizzatore delle proteste che andranno a creare non pochi problemi al regime di Pechino. E’ stato creato un martire e tutti sappiamo quali sono le conseguenze. In Italia ne abbiamo avuti innumerevoli esempi con le vittime delle organizzazioni mafiose.

Per stemperare il clima teso che si era venuto a creare per gli arresti dei medici, i dirigenti locali del Partito Comunista – successivamente inviati in “missione” nei campi di riso dal Presidente per la gestione fallimentare del fenomeno – organizzarono le famose cene sociali di Wuhan alle quali a parteciparono migliaia di persone, circa quarantamila, così contribuendo all’esplosione dei contagi.

Questa operazione di propaganda ebbe un tale riverbero che l’iniziativa venne persino clonata negli altri Paesi del mondo dove alcuni esponenti dei partiti ideologicamente affini a Pechino hanno ben pensato di emulare le cene sociali in risposta alle proposte di bloccare in via precauzionale le vie della seta cinese.

La parabola tecnologica

Il primo attacco al 5G a dire il vero un pò fiacco venne dalle ONG ambientaliste sostenendo che fosse cancerogeno ma di fatto la mazzata finale gli sarà data dal Sars-Cov2.

Il 5G utilizza le stesse frequenze del digitale terrestre quindi la salute c’entra marginalmente tranne che per il fatto che ogni telefono diventerà un ponte radio e che il 5G sarà messo nei tombini e nei muri.

Il 5G come innovazione tecnologica e come portata per il cambiamento che comporterà negli equilibri geopolitici può essere paragonato alla scoperta della bomba atomica, dove gli italiani è bene ricordarlo giocarono un ruolo primario con i ragazzi di Via Panisperna, che proprio un virtù del bilanciamento dei poteri fecero una puntata Mosca e poi a Washington.

Come abbiamo detto sopra, il codice sorgente di questa tecnologia ad oggi è posseduto solo dai cinesi che non vogliono condividerlo con nessuno questo significa che di fatto, la “bomba atomica” del caso è nelle mani di un solo uomo che ne detta le condizioni.

Immaginate se i ragazzi di via Panisperna non avessero avuto l’accortezza di recarsi in visita preventiva a Mosca, la Russia come la conosciamo oggi probabilmente non esisterebbe. Oppure se si fossero recati prima a Tokyo: l’Enola Gay non sarebbe mai decollato, così come oggi Kim Yong Un detto “ciccio” senza possedere l’atomica probabilmente si ritroverebbe a giocare a carte in quale sotterraneo di massima sicurezza del Colorado. Gheddafi aderì al programma di denuclearizzazione e per ringraziarlo è stato fatto esplodere dai missili dei caccia francesi con tutta la tua casa e chi vi abitava.

Subito dopo il virus, l’odio verso i cinesi e le tecnologie cinesi è salito su Twitter del 900%, causandone l’isolamento dal punto di vista internazionale.

La Cina subirà delle cause penali internazionali di miliardi e miliardi di dollari per aver occultato il virus nei primi due mesi di contagi, cosa per altro vietata dal protocollo OMS che è stato sottoscritto dalla stessa Cina che addirittura fece arrestare i medici.

Tutti questi fattori combinati, formeranno una miscela corrosiva che porterà la Cina all’angolo delle trattative rendendola “ragionevole”, facendola scendere a compromessi per la condivisione della tecnologia con il resto del mondo.

Non ci sono altre possibilità. Internamente la pscicopolizia cinese sta facendo arresti a tutta forza ma ormai il risentimento verso il PCC è stato accesso e non si sa quanto tempo ci metterà a placarsi, tenuto conto che viene anche alimentato dall’esterno sul modello Hong Kong.

Lo stesso Commonwealth oggi lancia pesanti accuse dalle colonne del Guardian all’indirizzo di Pechino, e gli inglesi che di colonizzazione tecnologica se ne intendono non possono permettere che programmi costati miliardi di dollari come Echelon e la Five Eyes, diventino di colpo obsoleti.

La stessa Five Eyes non accetterà mai una colonizzazione “passiva” operata a mezzo informatico, basti pensare che il Regno Unito, capofila dei progetti per non subirla è persino uscita dalla UE.

In pratica gli scenari che si vanno delineando per Pechino sono essenzialmente i seguenti:

  • una lentissima diffusione del 5G, in attesa di una tecnologia alternativa occidentale (ostacolata anche dal fatto che molti dispositivi tipo l’iPhone 12 non la integreranno);
  • la leva ecologica ovvero il brevetto di una tecnologia alternativa meno dannosa per l’ambiente e per la salute umana
  • la condivisione del 5G con il resto del mondo entrando come player alla parti con le altre potenze occidentali.

Marco Polo Hub