Dopo essere sbarcati in Sicilia il 10 luglio il giorno 19 gli anglo-americani avevano effettuato il loro primo bombardamento aereo di Roma con lo scopo di indurre alla resa l’ormai stremata Italia. Mussolini pur avendo avuto qualche avvisaglia del duro confronto che l’attendeva nel Gran Consiglio che aveva convocato d’urgenza, non immaginava l’epilogo che ci sarebbe stato, per giunta non adottò nessuna contromisura.

Durante la seduta tenutasi a palazzo Venezia la notte dal 24 al 25 luglio, ci furono vivaci contestazione all’indirizzo del Duce che ormai aveva perduto autorevolezza e Dino Grandi, presidente della Camera di Fasci, presentò una mozione votata a maggioranza che stabiliva il ritorno del controllo delle forze armate nelle mani del Re, decretando in pratica il crollo del regime fascista. Contestualmente il potere ritornava nella mani del Re Vittorio Emanuele III dove Mussolini si recò per incontrarlo a Villa Savoia, oggi Villa Ada sulla via salaria, residenza estiva reale.

All’uscita da Villa Savoia, il Duce venne arrestato dai Carabinieri da sempre fedeli alla monarchia, trasferendolo prontamente in detenzione in un luogo segreto. In realtà il Re era in possesso di informazioni costantemente aggiornate interne al PNF ed al Gran Consiglio quindi aveva avvisato Pietro Badoglio di tenersi pronto per il conferimento dell’incarico il 25 luglio 1943. Il messaggio diffuso a seguito di tali eventi fu quello di restare ai posti di combattimento e nonostante le piazze si fossero riempite a festa per la fine della guerra in realtà non cambio nulla. Badoglio dichiarò che la guerra sarebbe continuata comunque al fianco dei tedeschi. In realtà il Re Vittorio Emanuele III stava portando avanti delle segretissime trattative di pace con gli anglo-americani ed in particolare con il generale Eisenhower al capo dell’operazione nel mediterraneo che si sarebbero poi concluse con l’armistizio di Cassibile, frazione di Siracusa il giorno 3 settembre.

Prima ancora che dal governo italiano, la notizie venne tuttavia diffusa prima dagli alleati il giorno 8 alle ore 19.45, gettando nel caos le varie truppe dislocate al fianco dei tedeschi in Patria e fuori. In realtà la scelta di non diffondere la notizia da parte di Badoglio venne assunta perché il trattato del giorno 3 settembre era solo una bozza la cui forma definitiva sarebbe stata sottoscritta soltanto il 9 Novembre. Il tentativo del maresciallo era quello di defezione dai tedeschi per il riconoscimento di condizioni più morbide per la resa Italiana. Tuttavia gli alleati decisero di terminare il documento del giorno 9 Novembre con la dicitura “arrendere senza condizioni” ovvero “inconditional surrender”.

Alla notizia dell’armistizio le truppe tedesche invasero l’Italia con l’operazione “Alarico” che era già stata prevista da Adolf in quanto alleato non propriamente affidabile.

Nel frattempo la monarchia si era rifugiata da Roma al Sud Italia sotto la protezione degli anglo-americani che nel frattempo stavano risalendo la Penisola arrivando a terminare l’occupazione della Campania nel gennaio 1944.

Nel frattempo visto che lo sbarco di Anzio non aveva portato alcun progresso degno di nota, decisero di muovere le truppe che erano arrivate al confine tra Campania e Lazio, denominata Linea Gustav nel Cassinate. Anche qui i combattimenti estremamente duri non erano riusciti a sfondare le linee tedesche che stazionavano maggiormente sulla collina di Montecassino dalla quale si controllava tutta la via Casilina.

Sulla sommità della collina sorgevano le mura del Monastero Benedettino fondato nel 529 al quale era stato riconosciuto lo status di neutralità ed inviolabilità da entrambi gli schieramenti. I tedeschi si erano impegnati direttamente con il Vaticano a non installare nessun tipi di apparecchiatura, armi o stazionamento di truppe all’interno dell’Abbazia per non trasformarla in un obiettivo militare.

La neutralità invocata dal Vaticano venne rispettata dai tedeschi, riconoscendo una fascia di neutralità di 250 metri circa, come successivamente dichiarato per iscritto dallo stesso abate, Don Gregorio Diamare.

Vuoi per le abilità tedesche piuttosto che per le imcompetenze alleate piuttosto che per l’orografia del territorio, fatto sta che le truppe alleate non riuscivano ad avanzare e stavano pagando un alto costo in termini di sangue versato. Questo fatto gettò un incredibile malumore tra i comandanti alleati che iniziarono ad entrare in tensione.

In particolare l’inglese Francis Tuker ed il neozelandese Bernard Freyberg, cominciarono a chiedere a gran voce il bombardamento dell’Abbazia, formulando delle ipotesi sulla presenza tedesca all’interno della struttura che però non trovarono mai un riscontro oggettivo. Il problema era che la struttura essendo stata dichiarata neutrale non poteva essere bombardata senza una prova della violazione dei termini di neutralità, così gli inglesi facendo ricorso alla loro straordinaria nonché filosofica capacità di manipolazione, imbastirono delle informative con le quali si stabilì che all’interno del Monastero erano state installate antenne militari che fornivano coordinate per gli attacchi all’artiglieria tedesca.

Il generale americano Mark Wayne Clark si oppose fermamente al bombardamento in assenza di riscontri oggettivi, contestando l’inutilità della distruzione del luogo sacro. Il generale teneva molto alla sua immagine pubblica quindi cercava di astenersi dal compiere azioni azzardate.

La propaganda inglese messa in campo così narrava in sintesi << tutti i monumenti in pietra d’Italia abbiano pure tremila anni, non valgono la vita di uno solo dei nostri ragazzi>> oppure <<sono cattolico ma non credo che la salvezza di un monastero benedettino valga una sola vita di un soldato alleato>> tanto che tale propaganda raggiunse le orecchie di Eisenhower che la condivise.

Giova precisare che i tedeschi dal punto di vista tattico non avrebbero avuto comunque nessuna convenienza a nascondersi nell’abbazia, sia per l’estrema visibilità della struttura ed anche perché c’erano molte altre posizioni migliori nei paraggi.

A fine gennaio si tentò un nuovo assalto con le truppe indiane e neozelandesi che però fallirono nuovamente. Il malcontento era al massimo e qualcosa accadde che fece velocemente cambiare idea agli alleati impartendo il comando di bombardare il monastero. Cos’era accaduto? Cosa aveva indotto i vertici a cambiare così repentinamente la propria idea sulle sorti della millenaria struttura?

Si trattò di un errore di traduzione. Nei momenti convulsi in cui si cercava di intercettare i messaggi con cui i comandi tedeschi comunicavano via radio, gli alleati intercettarono un messaggio: <<Who ist der Abt? Ist er noch im Kloster?>> Dov’è l’Abate? E’ ancora nel chiostro? risposta: <<Ja, mi Kloster mia den Monchem>> Si nel chiostro con i Monaci.

Casualità… accadde che l’ufficiale inglese addetto all’intelligence, mai identificato e per il quale mai si volle rivelare il nome, equivocò il significato del termine Abt, ritenendo che non dell’abr (der Abt) L’Abate si trattasse bensì dell’Abt (Die Abt) inteso come abbreviazione di Abteilung, “battaglione militare”; come è stato possibile confondere Abt (Abate) che è un termine maschile ed in tedesco si dice Der Abt con invece l’abr che è l’abbreviazione del sostantivo di genere femminile Abteilung (battaglione militare) che in tedesco risulta Die Abt.

Per chi conosce il tedesco trattati di una differenza rilevante e sicuramente non trascurabile. Conoscendo il fare inglese ci chiediamo sia possibile quindi sostenere che di fatto, all’interprete venne suggerito di modificare quella lettera garantendogli poi l’anonimato, fatto che poi avvenne, come i fatti storici testimoniano.

Il 15 febbraio venne lanciato il bombardamento aereo e guardacaso proprio mentre le bombe già erano state sganciate, il colonnello inglese David Hunt nel ricontrollare il messaggio incriminatorio si accorse dell’errore. Orami era comunque troppo tardi e l’Abbazia venne completamente rasa al suolo.

Link al video del bombardamento

I risultati furono oltre che la distruzione di un gioiello medievale, la morte di duecentocinquanta e più civili che si erano rifugiati nel monastero ritenuto territorio neutrale, morirono una cinquantina di tedeschi che erano all’esterno oltre la fascia di garanzia del 250 metri ed essendo le bombe del tempo non proprio precise… per non dire che spesso andavano proprio su altri obiettivi, vennero uccisi perfino i soldati indiati del Commonwealth Britannico che stazionavano più in basso rispetto ai tedeschi.

L’Abbazia di Montecassino successivamente ai bombardamenti Anglo Americani

Ironia della sorte, la posizione nonostante bombardata non venne mai conquistata perché i tedeschi utilizzarono i ruderi dell’Abbazia per stabilire nuove posizioni di attacco guadagnando una migliore posizione difensiva, non avendo più il problema del rispetto della neutralità dei luoghi in quanto il patto era stato violato per prima dagli alleati.

Fu solo nel mese ed alla quarta battaglia che i valorosi combattenti polacchi agli ordini del tenente generale Wladyslaw Anders riuscirono ad avere la meglio sulla resistenza tedesca. Ancora oggi è possibile ammirare ai piedi dell’Abbazia il cimitero polacco, dove ogni anno si celebra la ricorrenza in memoria dei caduti di quell’attacco.

Tratto dal libro di Gianni Fazzini “Gli errori che hanno cambiato la storia”

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